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Rassegna stampa - Documento |
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«Vanno premiate le società migliori»
di Nicoletta Picchio
Il Sole 24 Ore
Martedì 28 settembre 2004
Collaborare in vista di Basilea 2. Ognuno con i propri impegni: «Le
piccole e medie imprese devono capire che la finanza è uno degli elementi che
possono aiutarle a crescere; le banche devono già da ora valutare le aziende non
solo in base a criteri numerici, ma tenendo conto della qualità dei progetti, in
modo trasparente. In questo modo il tessuto imprenditoriale italiano può
crescere e si potrà costruire insieme un nuovo modo di finanziare le imprese».
Francesco Bellotti, imprenditore piemontese, ricopre in confindustria la carica
di presidente del Comitato tecnico per il credito alle Pmi. Nel 2006 entreranno
in vigore i nuovi parametri di Basilea 2, che modificheranno il rapporto tra
banche e imprese, delineando una serie di rating.
«Grazie all'impegno delle imprese e delle banche sono stati introdotti
una serie di correttivi ai criteri originali, è stato abbassato il rischio
potenziale di giudicare le aziende con strumenti inadeguati rispetto alla
realtà, con la conseguenza di un aumento del costo del denaro e strozzature
nell'oragazione del credito. Ma c'è molto da fare ancora e la prudenza è
d'obbligo», spiega Bellotti. Che lancia una serie di messaggi, sia al
mondo bancario sia al Governo su come affrontare Basilea 2.
Le piccole imprese hanno uno scarso patrimonio: ora dovranno riorganizzarsi.
Come?
Devono abituarsi a considerare la finanza come un'opportunità e per farlo serve
un cambiamento culturale. Devono aprirsi verso l'esterno, avere trasparenza di
bilanci, dimostrare di essere un soggetto credibile. Questo cambiamento potrà
essere favorito anche dal ricambio generazionale che sta avvenendo. Stiamo
lavorando perché nel mondo imprenditoriale ci sia una presa di coscienza, in
modo che arrivi preparato a Basilea 2.
Ma contemporaneamente chiedete anche un diverso atteggiamento degli istituti
di credito: in cosa devono cambiare?
Le banche si stanno avvicinando sempre di più alla logica d'impresa. Basilea 2
non deve restare una valutazione numerica: deve essere considerata la qualità
dell'impresa, i piani di sviluppo. Per massimizzare il valore d'impresa, le
banche dovranno selezionare la clientela in base ai livelli di prezzo. I piccoli
si considerano sani imprenditori. Per questo penso che già da ora gli istituti di
credito che hanno già introdotto il rating interno, potrebbero applicare
sistemi valutativi, per premiare le aziende migliori. In questo modo le imprese
avrebbero già la percezione dei miglioramenti possibili. Vorremmo evitare che
in nome di Basilea 2 si scaricassero aumenti di costi sulle aziende.
Anche il Governo può mettere in campo interventi importanti?
Aspettiamo la riscrittura della legge fallimentare. Le procedure sono lente, si
sprecano risorse e si distrugge valore sia per l'imprenditore che per le banche,
si tengono lontani soggetti che potrebbero investire. Occorre una riduzione della
durata delle procedure e una diversa responsabilità dell'imprenditore. Premiamo
per la riforma, fiduciosi che il sottosegretario Vietti sappia dare risposte a
problemi non più rinviabili.
Con la riforma delle pensioni e un diverso utilizzo del trattamento di fine
rapporto, le imprese potrebbero trovarsi in difficoltà?
C'è un rischio implicito, che riguarda anche lo Stato come pagatore. Con i
ritardi del pagamento di crediti d'imposta sta trattenendo un controvalore dell'1%
del Pil sul bisogno di finanziamento delle imprese. La Pubblica amministrazione
è il primo cliente italiano e paga oltre 180 giorni. Questo indebolisce le
imprese. Non solo: nell'ambito di Basilea 2 i crediti che hanno scadenza oltre
90 giorni non vengono riconosciuti come crediti esigibili. Quanto al tfr, le
imprese cederanno un flusso annuo di tfr maturando di 13-14 miliardi l'anno, e
infine si esaurirà lo stock che ammonta a 175 miliardi. Ciò implica che le
aziende dovranno rifinanziarsi e che con il tfr che diventerà una posta passiva
vedranno peggiorare il proprio rating.
Come intervenire, allora?
Il mercato finanziario deve crescere, sviluppando fondi di equity. Potrebbero
vedere protagoniste le banche stesse: se da una parte devono diventare più
internazionali, contemporaneamente servono banche di prossimità, che tengano conto
del territorio. Servono professionisti con una formazione adeguata, in grado di
verificare progetti a medio-lungo termine, superando la logica del breve periodo.
Si potrebbero creare anche fondi ad hoc per gestire il tfr, dando l'indicazione
che il risparmio venga reinvestito nelle piccole e medie imprese. Noi abbiamo
bisogno di banche forti e credibili. Vogliamo collaborare a ricreare quel
rapporto di fiducia che si è compromesso: servono risposte immediate, nella
quotidianità del rapporto tra mondo bancario e imprenditoriale.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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