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Ventata di liberalizzazioni: via le tariffe minime e società tra professionisti
di Valentina Conte
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 7 novembre 2011

Studio Spa. Il traguardo sembra più vicino. La possibilità cioè anche per l'Italia, come avviene nei principali Paesi europei, di avere vere e proprie società tra professionisti. Società di capitali e di persone. La novità di cui si discuteva da tempo - avversata da alcuni Ordini professionali, come una parte degli avvocati italiani, benvenuta da altri, come i commercialisti - verrà con ogni probabilità inserita questa settimana, forse già domani, nel maxi emendamento anticrisi del governo alla legge di Stabilità, ora in commissione Bilancio del Senato.
E non è l'unica sorpresa sul fronte delle professioni. Alle società di capitale si aggiunge difatti l'addio definitivo alle tariffe minime. Una vera rivoluzione. Chiesta dall'Europa (la liberalizzazione dei servizi), ribadita nella lettera della Bce al governo italiano del 5 agosto, firmata da Draghi e Trichet, confermata dall'esecutivo di Berlusconi nella lettera di intenti del 26 ottobre al Consiglio europeo.
«Il nostro Paese è ancora uno dei pochi Stati membri che vieta ai professionisti iscritti a Ordini o Albi professionali, salve rare eccezioni, di esercitare la loro professione in forma societaria», si legge nella relazione illustrativa alla nuova norma intitolata "Riforma degli ordini professionali e società tra professionisti". «Divieto che risulta incomprensibile - prosegue la relazione - alla luce delle sollecitazioni a rimuoverlo espresse da Antitrust, Ocse, Commissione europea e Corte di Giustizia europea» e dalla Direttiva Ue 123 del 2006 «relativa ai servizi nel mercato interno». «I professionisti italiani - conclude la relazione - hanno bisogno di esplorare nuove forme di esercizio dell'attività professionale e tra queste vi è sicuramente quella societaria, soprattutto in questo periodo di crisi economica che richiede sinergie e multidisciplinarità e la necessità di individuare strumenti in grado di contrastare la concorrenza esercitata da soggetti professionali stabiliti in altri Paesi Ue ben più attrezzati».
E' dunque anche per stare al passo con la concorrenza straniera - già ora molti studi esteri trovano il modo di agire con quelli italiani, i più grandi e di fama, spiazzando non di rado quelli piccoli - che le nuove norme sono state concepite. Ma cosa prevedono? Le società tra professionisti devono avere in qualità di soci solo professionisti «iscritti ad Ordini, Albi e collegi». A cui si possono affiancare cittadini degli Stati membri dell'Unione europea, «purché in possesso del titolo di studio abilitante» e infine anche «soggetti non professionisti».
E questo è considerato il punto più critico, quello che di certo farà discutere. Quale può essere l'apporto di questi soggetti non professionisti? Prima possibilità: «Soltanto per prestazioni tecniche», non ben definite ancora. Seconda possibilità: «O con una partecipazione minoritaria». Terza possibilità: «O per finalità di investimento». Ma il testo inserisce una sorta di "clausola di salvaguardia": «Fermo restando il divieto per tali soci di partecipare alle attività riservate agli organi di amministrazione della società». Il socio di capitale non può metter bocca nelle decisioni dello studio. E dunque intaccare l'indipendenza dei professionisti che vi lavorano. Basterà a rassicurarli?
Intanto l'incarico che il cliente affiderà alla società potrà essere eseguito «solo dai soci in possesso dei requisiti». E sarà il cliente stesso a scegliere il suo avvocato o il commercialista o il notaio all'interno dello studio. In alternativa sarà Studio Spa a designarlo. Se un socio viene cancellato definitivamente dal rispettivo Albo è fuori anche dalla società. Il professionista, poi, non può essere socio in più società. E deve rispettare il codice deontologico del proprio Ordine, così come la società tra professionisti «è soggetta al regime disciplinare dell'Ordine al quale risulti iscritta».
«Entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto» dice la norma che però non sarà un decreto visto che è inserito in un emendamento al disegno di legge di stabilità, da convertire in legge (si prevede entro metà novembre) gli Ordini «dovranno essere riformati» ma con «decreto del Presidente della Repubblica». La riforma degli Ordini dunque arriverà non più con una norma ordinaria, come previsto dalla manovra bis dello scorso agosto - procedura dai tempi parlamentari lunghi e incerti - ma con un Dpr, corsia veloce. E, altra sorpresa, dovrà accogliere l'abolizione dei minimi tariffari. Viene spenta così anche l'ultima luce. La manovra di agosto, difatti, recitava: «Prendendo come riferimento le tariffe professionali. E' ammessa la pattuizione dei compensi anche in deroga alle tariffe». Ora tutto questo salta. «Nella determinazione del compenso dei professionisti, escluso qualunque possibile rilievo delle tariffe professionali», recita la Relazione. Un bel salto. Visto che era stato proprio Alfano, da ministro della Giustizia, a reintrodurre le tariffe minime.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.
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