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Rassegna stampa - Documento |
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Via al registro per frenare il marketing telefonico
di Catia Barone
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 6 giugno 2011
Sono le otto di sera, siete appena tornati a casa, dopo una fila interminabile in tangenziale, vi avvicinate
alla cucina per preparare la cena mentre cercate di tenere buoni i figli. Squilla il telefono. E' l'operatore
agguerrito di un call center addetto al telemarketing che vi propone una serie di offerte. Impossibile farlo
smettere di parlare. Da qualche mese però i cittadini hanno a disposizione uno strumento contro gli scocciatori,
il Registro Pubblico delle Opposizioni. Permette a chi è iscritto alle Pagine Bianche di bloccare le chiamate
pubblicitarie. A gestirlo è la Fondazione Ugo Bordoni, su incarico del dipartimento per le Comunicazioni del
ministero dello Sviluppo economico. Se ne tornerà a parlare domani in occasione del convegno "I diritti
dell'utente digitale" che la stessa Fondazione organizza a Roma, presso la sala del Monte dei Paschi. Il direttore
della ricerca della Fondazione, Mario Frullone, fa il punto sull'attività del Registro. Come funziona? «Il
servizio permette agli abbonati di non ricevere più chiamate pubblicitarie iscrivendosi al Registro attraverso
cinque modalità diverse: un modulo online disponibile sul sito
www.registrodelleopposizioni.it,
l'email abbonati.rpo@fub.it, una telefonata
gratuita (800 265 265), una raccomandata e un fax (06 54224822). La norma,
approvata nel 2010, allinea l'Italia al resto d'Europa e segna il passaggio dal regime dell'optin, che prevede
l'esplicito consenso del cliente per poter essere chiamato, all'optout, che rende invece gli abbonati contattabili
a meno che non si iscrivano al Registro. L'obiettivo è raggiungere un equilibrio tra l'esigenza di privacy e
quella di dare spazio a un settore come il telemarketing che fattura quasi un miliardo di euro. Ad oggi abbiamo
565mila persone registrate, un numero che supera gli standard degli altri Paesi, con un ritmo di crescita più
elevato: in quattro mesi abbiamo infatti il 4% degli abbonati contro il 20% accumulato da Francia e Regno Unito
in 5 anni». Quali sono gli obblighi dell'operatore? «Deve registrarsi al sistema e comunicare la lista dei numeri
che intende contattare, pena incorrere nelle sanzioni previste dal Codice della Privacy che possono andare dai
30 ai 300mila euro. Ogni 15 giorni l'operatore dovrà poi aggiornare le liste per eliminare gli utenti che non
vogliono essere disturbati». E tutti rispettano le regole? «Ovviamente no. Il problema è gestire i soggetti più
piccoli, come i frantoi, i vigneti, i mobilifici, gli organizzatori di corsi di lingue: non hanno nulla da
perdere a livello di immagine». Questo Registro è sufficiente ad allontanare gli scocciatori? «No senza una
partecipazione più attiva di coloro che vengono disturbati, perché il Registro non può arrivare ovunque. Ci
sono persone che pur non essendo iscritte all'elenco telefonico ricevono chiamate commerciali, perché hanno
concesso a terzi di utilizzare i loro dati personali senza rendersene conto, nel momento in cui hanno fatto
ad esempio qualche abbonamento. E poi c'è un problema: qualche anno fa gli elenchi telefonici sono stati messi
su Internet e poi copiati. I numeri che sono stati cancellati dagli elenchi pubblici possono essere ancora
presenti da qualche parte in rete. Ma qui si apre un'altra pagina che riguarda il diritto all'oblio in rete,
e anche di questo parleremo nel nostro convegno a Roma. Le fonti possono essere le più strane. Mi hanno riferito
di agenzie immobiliari che prendevano i numeri dei loro elenchi e li rivendevano. Ci portiamo dietro lo strascico
del passato ma ora abbiamo almeno un maggior controllo e regole più chiare». Che cosa deve fare l'utente in questi
casi? «Prender nota di tutti i dati della telefonata e chiedere sempre dove l'operatore ha preso il numero. Poi
rivolgersi al garante della Privacy o alla nostra Fondazione in quanto mediatori. Il secondo consiglio è più
prudenza specie in rete. Serve la consapevolezza di poter chiedere di essere cancellati da qualsiasi lista o
database». Con il Decreto Sviluppo tutto questo varrà anche per la posta cartacea. Che cosa succederà? «La stessa
cosa che avviene oggi per le chiamate. Tutti coloro che non vorranno ricevere la posta indesiderata dovranno
iscriversi al Registro. Per ora aspettiamo le istruzioni dal Ministero. Penso che per l'attivazione ci vorrà
qualche mese».
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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