Viaggio nella crisi delle Authority. Consob, le tentazioni di Cardia
di Adriano Bonafede
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 25 gennaio 2010
Il rito più importante di ogni mattina, alla Consob, non è il cappuccino e il
cornetto ma la lettura dei giornali. Con un misto di curiosità e di paura.
Curiosità per sapere quali società quotate cominciano ad avere dei problemi.
Paura perché bisogna in fretta e furia iniziare un'istruttoria su queste società
prima che lo faccia la Procura e prima che i giornali tirino fuori altre magagne
senza che la Consob lo sappia. Basta cominciare da qui per tracciare il magro
bilancio degli anni in cui Lamberto Cardia è stato presidente. Il suo incarico,
prorogato da 5 a 7 anni, scadrà a giugno. E, salvo che non tiri fuori dal cilindro
qualche altro coniglio, (proprio adesso è uscita fuori la storia che sarebbe in
gestazione un'altra leggina ad hoc per prorogare la sua presidenza) quella è la
data in cui libererà il posto alla Commissione nazionale per le società e la
Borsa.
Ma perché la Consob, che nella sua relazione annuale dà molti numeri sull'attività
ispettiva ma poi, sul campo, non arriva mai prima sul luogo del delitto, ma
soltanto dopo che sono già presenti i fotografi, la stampa e i magistrati? E'
accaduto con tutti i casi più gravi ed eclatanti, a cominciare da Parlamat: una
società che per anni e anni ha falsificato i bilanci senza che alla Consob ne
sapessero nulla. Per finire al caso più recente, quello di Mariella Burani, su cui
ha aperto un'indagine la magistratura.
Non è strano, tutto ciò. E' vero che Cardia ha messo in luce, nell'ultima
Relazione annuale, il rafforzamento che c'è stato negli ultimi anni nel numero dei
dipendenti, passati dai 382 del 2004 ai 506 del 2008. Quel che però il presidente
non dice è che questo aumento non è andato a rafforzare con decisione l'attività
operativa, l'unica in grado di scovare le frodi. E infatti, oltre il 50 per cento
degli addetti continua a essere impiegato nell'attività burocratica di supporto,
solo il 49,3 in quella operativa. Alla Sec, tanto per fare un raffronto,
all'attività operativa è dedicato il 77 per cento dei dipendenti.
Ma non basta. Cardia non dice che alla Consob ci sono pochi analisti di bilancio,
quelli cioè che sarebbero in grado spulciare fra i conti delle società quotate
per vedere cosa c'è che non quadra. E ancora: questa pur debole struttura non ha
finora individuato un solo caso eclatante di frode (come Parmalat, per intendersi)
anche perché sembra che l'orientamento del management interno sia quello di
indirizzare questi analisti più verso l'avvistamento di possibili crisi aziendali
che non verso la scoperta delle frodi. Ma non è detto, naturalmente, che dietro
una crisi ci sia per forza una frode, mentre è possibile che dietro bilanci
floridi si nasconda qualche magagna.
Nell'ultima Relazione Cardia ha dedicato pagine e pagine alla crisi dei mercati
finanziari. Secondo gli osservatori, ciò indica che Cardia sembra interessato più
alla stabilità del sistema come fa la Banca d'Italia - che però ha proprio questo
come scopo istituzionale - che non alla trasparenza, alla correttezza dei
comportanti sociali e alla tutela del risparmio (che significa soprattutto
tutela dei piccoli risparmiatori e degli azionisti di minoranza). Saremmo di
fronte, secondo alcuni, ad un errore metodologico che, a cascata, permea ogni
altro comportamento dell'autorità. La quale, ricordiamolo, ha come obiettivo di
legge "la tutela degli investitori e l'efficienza, la trasparenza e lo sviluppo
del mercato mobiliare". Non la stabilità del sistema.
La filosofia di Cardia è bene esposta nella lettera che lo stesso presidente
Consob inviò a Repubblica in risposta al direttore di Affari & Finanza, Massimo
Giannini. «Nell'attuale contesto di crisi dei mercati finanziari ritengo che sia
opportuno rafforzare gli strumenti di difesa delle società quotate, in particolare
quelle di valenza strategica». La lettera si riferiva alle misure che erano state
prese dal governo e che lui stesso aveva caldeggiato: in particolare l'emendamento
che introduce la possibilità, per le società quotate, di riacquistare fino al 20%
delle proprie azioni (buy back), esentando anche dall'Opa chi, esercitando il
controllo con il 30 per cento, decida di salire al 35. Il combinato disposto di
queste due norme consente all'azionista di controllo di salire fino al 43,75 per
cento (anche se come si ricorderà le azioni proprie non votano) senza dover
estendere l'offerta a tutti gli azionisti.
Una filosofia che ha fatto inorridire molti osservatori distaccati. L'economista
Alessandro Penati nota che «per Cardia è importante difendere gli interessi del
governo, della nazione, degli azionisti di controllo, della proprietà delle banche.
Ma la Consob dovrebbe invece difendere la trasparenza e gli interessi di chi non è
tutelato, ovvero gli azionisti di minoranza e i risparmiatori».
L'altro tassello della filosofia di Cardia è quello di stabilire un buon rapporto
con i politici, a cui non si è mai opposto. Ma questa sua benevolenza è andata a
volte in contrasto con la sua mission. Prendiamo il caso Alitalia: nell'ultima
Relazione Cardia sostiene di aver "rafforzato la vigilanza sulla regolarità nel
funzionamento del mercato" a proposito della compagnia di bandiera. Ma verso la
fine del governo Prodi, in concomitanza con l'offerta Air France-Klm, si sono
susseguite dichiarazioni pubbliche da parte di Berlusconi e di altri esponenti del
centro destra in grado di avere considerevoli effetti sul titolo. Cardia, però, è
rimasto incredibilmente muto. Successivamente, il decreto Alitalia del governo
Berlusconi, sospendeva - in contrasto con la legge comunitaria - gli obblighi
d'informazione al mercato durante l'offerta coordinata da Intesa Sanpaolo. La
sospensione di quegli obblighi è passata senza che Cardia proferisse una sola
parola, mentre si ricorda qualche dichiarazione contraria del presidente
dell'Antitrust, Antonio Catricalà. Nell'ultima relazione annuale, il passaggio
che riguarda questo decreto non riporta alcuna considerazione in merito, come se
se lo avesse accettato naturaliter.
La politica di Cardia è guardinga anche nei confronti delle Procure della
Repubblica, a cui del resto sono arrivate soltanto "2 segnalazioni 2" per abuso
di informazioni privilegiate nel 2008, come riportato nella Relazione. La
preoccupazione è solo quella di mantenere buoni rapporti. La verità sostengono
gli addetti ai lavori è che le due istituzioni dovrebbero collaborare per
comprendere come le frodi avvengono ed evitare casi futuri. Invece pare che le
Procure si fidino poco della Consob, e facciano indagini per conto loro.
Se un giorno si dovrà fare un bilancio degli anni di Cardia alla Consob, bisognerà
comunque mettere in primo piano come in tutti questi anni l'attività sia andata a
rilento. L'elenco delle cose non fatte è molto lungo (vedi articolo a destra; ndr:
non disponibile), ma se c'è una cosa che davvero esprime la cifra di questa
presidenza è il mancato regolamento sulle "operazioni su parti correlate" (ovvero
quelle operazioni che coinvolgono una società quotata e i suoi amministratori o
gli azionisti di rilievo o gli organi di controllo). Nella sua ultima Relazione
annuale, Cardia scrive con orgoglio che "le scelte regolamentari che saranno a
breve sottoposte a una nuova ultima fase di consultazione, intendono salvaguardare
la flessibilità e l'autonomia delle società».
Sembra una cosa quasi fatta, ma è dal gennaio 2005 che questo regolamento avrebbe
dovuto essere emanato. Invece, dopo due tentativi andati a vuoto, resta appeso al
palo. «La Consob - ha scritto l'ex commissario Salvatore Bragantini - sta mancando
al suo dovere. Lo strapotere dei soci di controllo è la grande anomalia del nostro
mercato finanziario, che espone gli azionisti non rappresentati nella stanza dei
bottoni ad ogni sorta di angherie».
L'elenco delle operazioni dubbie sulle parti correlate è lungo. Uno dei più
recenti riguarda Telecom Italia, che ha venduto la tedesca Hansanet a Telefonica
tra le proteste del socio di minoranza Fossati, che riteneva fosse stata svenduta.
«Ma la verità - dice sconsolato un osservatore - è che Cardia non si è mai voluto
mettere contro Mediobanca, che vive di operazioni su parti correlate». Mettersi
"contro" non è proprio nello stile di Cardia. Che adesso, per tutti i "servigi"
resi un po' qua e un po' là cerca, alla venerabile età di 76 anni, un premio sotto
forma di un rinnovo dell'attuale incarico. In subordine, è ben accetto anche un
altro posto.
Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo
in cui è stato redatto.
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