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  :: Rassegna stampa - Documento

Banche, ora fare chiarezza sulle modalità dei salvataggi
di Rainer Masera
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 10 luglio 2017

È finalmente avviato a esito positivo l'iter complesso per chiudere le crisi di Monte dei Paschi e di Banche Venete. Nel gennaio di quest'anno si è conclusa la procedura di cessione a Ubi di Banca Marche, Banca Etruria e Cassa di Chieti, poste in risoluzione da Banca d'Italia; per la Cassa di Ferrara la vendita è in fase avanzata. Sono positivamente avviate le trattative per l'acquisto delle Casse di Cesena, Rimini e San Miniato da parte di Credit Agricole, con l'intervento del Fondo Volontario delle banche italiane. La situazione critica di Carige ha avuto una svolta con l'adozione del piano di rafforzamento patrimoniale richiesto dalla Bce. La stessa questione dei prestiti non performing si sta sgonfiando grazie alla ripresa dell'economia, alle politiche di cessione in atto, alla acclarata solidità dei presidi a fronte delle perdite lorde. È doveroso riconoscere e valutare positivamente i fatti appena ricordati, che contribuiscono a rimuovere le incertezze da molti manifestate sulla stessa tenuta del sistema bancario italiano. Ma sarebbe sbagliato concludere con Shakespeare che «tutto è bene quel che finisce bene».
Il mero compiacimento sarebbe pericoloso. Sono emersi ritardi e carenze nella vigilanza e nei meccanismi burocratici e complessi predisposti dall'Ue con costi gravi e palesi iniquità. È il momento di trarre lezione dagli errori, di avviare una profonda rivisitazione critica dell'Unione Bancaria, di modificare rapidamente meccanismi e regole, in Italia e a livello europeo. Gli elementi per farlo ci sono, forse manca la volontà.
Riprendiamo le fila da Monte Paschi. La crisi più grave e emblematica degli errori commessi ha le radici, dieci anni fa, nell'acquisizione, che gli organi della Banca non avrebbero dovuto avviare e che la Vigilanza avrebbe potuto fermare, di Banca Antonveneta per un corrispettivo sproporzionato a Santander. Il 4 luglio la Commissione ha approvato aiuti di stato di 5,4 miliardi per la "ricapitalizzazione precauzionale" della banca. Azionisti e creditori subordinati sono chiamati a fornire un contributo di 4,3 miliardi. Sono stati ottenuti impegni di investitori privati per l'acquisto dei crediti deteriorati della banca. Il piano industriale prevede 5.500 esuberi e la chiusura di 1/3 delle filiali. La procedura di nazionalizzazione è "eccezionale", secondo le norme entrate in vigore della Direttiva di Risoluzione (Brrd). Il meccanismo si può applicare a una banca "significativa e solvibile" che incontra difficoltà e che decide di chiedere aiuti di Stato. La procedura prevede il confronto dialettico della banca, del governo nazionale, della Bce, della DG Concorrenza. È rivolta ad evitare il bail-in: la DG-Comp deve valutare che la risoluzione della banca avrebbe effetti sistemici negativi e applica la deroga (art. 107.3) alla normativa sugli aiuti di Stato.
Il caso delle Banche Venete rappresenta una seconda, innovativa, tipologia di intervento dello Stato con deroga consentita della DGComp. Anche per queste banche si era partiti con il modello della ricapitalizzazione precauzionale, ma lo stesso lento protrarsi dell'iter decisionale aveva contribuito a minarne la capacità di stare sul mercato. Il 22 giugno la Bce decide che le Banche entrano nella cosiddetta fase Foltf (in via di fallimento) e informa l'autorità di risoluzione che prende atto del fatto che la procedura di risoluzione non è più applicabile. Le Banche sono destinate al fallimento secondo la procedura nazionale (liquidazione coatta amministrativa). Peraltro sulla base di trattative dirette fra governo e DGComp, il 25 giugno la Commissione approva una procedura di aiuti di Stato, sulla base delle conseguenze avverse che il fallimento avrebbe sull'economia veneta. Gli aiuti sono rivolti a facilitare il processo di liquidazione (con acquisizione a un euro della componente sana da parte di Intesa).
Il governo è arrivato a questa scelta in base a una gara alla quale avrebbero partecipato operatori finanziari internazionali: sarebbe necessario che ex post si desse evidenza di questa procedura, in vista degli impegni gravosi che lo stato italiano si è accollato: apporti di cassa per 4,8 miliardi e garanzie pubbliche per ulteriori 12 miliardi. Gli apporti sono controgarantiti dai diritti sulla massa liquidatoria: i costi netti per il contribuente dovrebbero risultare ben inferiori agli importi indicati. Il tutto a valere sulle risorse stanziate nel DL 237/2016 "Salva banche".
La procedura innovativa su Banche Venete, che ha creato critiche per il rischio di moltiplicazione degli oneri per i contribuenti anche nel "nuovo regime", mostra una notevole flessibilità applicativa delle regole da parte della Commissione. Era mancata, nel caso italiano, prima nel 2013, per consentire la creazione di una società di gestione degli attivi bancari deteriorati con supporto pubblico, poi nel 2014-15 sull'intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi, in favore di Banca Tercas. Le norme Brrd, la mancanza di un Fondo unico di garanzia dei depositi, le carenze di vigilanza, l'assenza di un disegno proporzionale delle regole, sono difetti gravi che devono essere rapidamente corretti. Lo ammettono molti alti esponenti delle stesse istituzioni europee: riconoscere che il sistema è incompleto e non ha avuto soddisfacente collaudo non è una giustificazione, ma una grave autoaccusa. Non sono accettabili norme retroattive. Non sono ammissibili le carenze di educazione e informazione su un sistema così complesso e contorto nei confronti di depositanti e risparmiatori, in particolare in paesi abituati alla socializzazione delle perdite. Occorre rivisitare la stessa corporate governance delle banche per dare il ruolo che loro compete ai creditori adesso attratti nel bail-in.
Si dispone di analisi e proposte per la risoluzione dei problemi. In Italia, la Commissione Bilancio del Senato ha raccolto, anche attraverso audizioni, una documentazione molto significativa che deve essere utilizzata. L'Italia è chiamata a fare la scelta di fondo sul principio che lo Stato non può continuare a intervenire a fronte di cattiva gestione e di carenze nell'azione di vigilanza preventiva. Occorre ribadire a chi si lamenta della mala gestio di molti banchieri che essa diventa la intrinseca, perversa risposta al sistema del bail-out. La privatizzazione dei guadagni e la socializzazione delle perdite conduce inevitabilmente ad azzardo morale e a comportamenti scorretti, allenta la stessa attenzione della vigilanza. Se la banca è un'impresa, seppur con peculiari caratteristiche anche sociali, non si può negare il principio di uscita dal mercato per aziende mal gestite e non redditive, facendo in primo luogo pagare i cattivi manager e gli azionisti che ne hanno consentito l'operare. Sono concetti di particolare rilievo per l'Italia, che deve sciogliere il nodo del debito pubblico. Le eccezioni non possono moltiplicarsi.

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