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Rassegna stampa

Perché è importante il giudizio (anche negativo) delle società di rating

di Giancarlo Mazzuca

Il Sole 24 Ore

Lunedì 1 febbraio 2021

Soprattutto in tempi di Covid, quando l'incertezza domina su tutti i mercati finanziari, le società di rating sono decisamente "le più potenti del reame". Mai come ora, infatti, i "grandi notai" - Standard & Poor's, Moody's, Fitch – diventano l'unica bussola per milioni di risparmiatori che rischiano di essere sempre più disorientati. Il potere di queste società è enorme considerando che nessun altro soggetto (uffici-studi delle banche o anche a livello governativo) è oggi in grado di tenere davvero sotto controllo il "trend" del mercato, tra società quotate e non che circolano in tutto il mondo. E anche se i risparmiatori vanno puntualmente in fibrillazione ogni volta che Moody's (o chi per essa) abbassa il voto a chi finisce sotto le sue forche caudine, dobbiamo comunque essere grati alle società di rating: è sempre meglio poter contare su un Catone il censore del XXI secolo piuttosto che smarrirsi nella giungla dei titoli. Se Standard e Moody's tengono sotto osservazione qualcosa come il 40% del Prodotto interno lordo globale, la Fitch si fa ugualmente onore controllando un'altra fetta pari al 15% del Pil. Ho sempre considerato queste società di rating come giganteschi fari che, al di là dello stesso spread, illuminano la nostra economia con un fascio di luce (un'A in più o in meno) che, però, può sempre spegnersi. Quante volte abbiamo atteso con ansia il verdetto sull'Italia? Chi non ricorda quel 20 settembre di dieci anni fa quando Standard&Poor's declassò le nostre obbligazioni aprendo una crisi anche politica che portò, quasi due mesi dopo, all'insediamento del governo Monti? Mai come in questi giorni, con gli effetti del Covid-19 e con le dimissioni del Conte bis, siamo tornati ad essere gli "osservati speciali" dei nostri grandi controllori: dietro l'angolo quali altre sorprese ci attendono? Non potrebbe essere diversamente considerando che siamo diventati la maglia nera per antonomasia: ora anche Fitch, dopo Moody's, minaccia il declassamento della nostra economia, una retrocessione che rischierebbe di darci il colpo di grazia.

E non potrebbe essere diversamente considerando che anche il Fondo monetario ha appena tagliato le stime di crescita dell'Italia collocandoci all'ultimo posto tra i Paesi del G7. Tanti segnali d'allarme che dovrebbero finalmente farci aprire gli occhi: tanti arbitri che dirigono la partita dell'Italia sono oltre Oceano e, con questi chiari di luna, non possiamo più contare neppure sul classico stellone italico. Per fortuna che, alle nostre spalle, ci sono sempre l'Unione e la Bce: è proprio merito di Bruxelles e di Francoforte se non siamo ancora affondati. E anche per questo ci piacerebbe tanto che, oltre alle "Big Three" statunitensi, ci fosse pure una vera società di rating europea: ne avremmo di certo bisogno.


Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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