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  :: Rassegna stampa - Documento

Professioni, l'equo compenso agli avvocati scatena l'effetto domino
di F. Milano e G. Negri
Il Sole 24 Ore
Martedì 8 agosto 2017

Possibile effetto domino per il riconoscimento dell'equo compenso ai professionisti. Dagli avvocati ad altre categorie. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, intervenendo al termine del Consiglio dei ministri che ieri ha approvato il testo del disegno di legge a favore dei legali nei rapporti con i clienti forti, sottolinea che «si tratta di novità attese da tempo soprattutto dai giovani, sottoposti a una sorta di caporalato intellettuale. Inoltre si apre la strada per un ragionamento che riguarda anche altre professioni».
Piena sintonia con il presidente del Cnf, Andrea Mascherin, per il quale «questa legge potrebbe segnare il superamento della cultura imperante in questi anni, dominata dall'idea di un mercato senza regole governato dalla finanza e dalla economia forte, basato sulla concorrenza al ribasso e sull'impoverimento anche delle libere professioni e del ceto medio».
E se da un lato si sentono trattate come categorie di serie B rispetto agli avvocati, dall'altro gli altri Ordini sperano che il disegno di legge faccia da traino a un ulteriore provvedimento ad ampio raggio. «Avremmo preferito che non ci fosse disparità di trattamento tra categorie – spiega Giorgio Luchetta, consigliere del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili -, ma a questo punto ci auguriamo di essere chiamati in autunno dal legislatore. In quel caso arriveremo con la proposta di utilizzare i parametri in vigore non solo per le controversie ma per tutte le prestazioni». Da due mesi, racconta Luchetta, una task force sta lavorando alla comparazione dei parametri utilizzati per attività simili (come, per esempio, il contenzioso) da professioni diverse.
Dal presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi, arriva l'invito a «collegare» il Ddl relativo agli avvocati al disegno di legge dedicato a una remunerazione proporzionata di tutte le prestazioni professionali di cui è già iniziato l'esame. E anche il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Armando Zambrano, confida che prima o poi si mettano insieme le proposte. «Bisogna superare l'ipocrisia che nei preventivi non si possa fare riferimento ad alcuna tariffa - spiega -, un riferimento è necessario per il committente che deve districarsi nel mercato». Ma la verità è che un riferimento è necessario anche per il professionista: «L'abolizione delle tariffe ha portato a ribassi eccessivi e ha peggiorato la qualità delle prestazioni», ammette Zambrano.
Alla riduzione dei compensi professionali si aggiunge - secondo Giuseppe Renzo, presidente della commissione albo odontoiatri della Federazione nazionale dei medici - anche la novità introdotta dal Ddl concorrenza che apre le porte del mercato alle società di capitali: «I giovani assunti da queste società - sostiene Renzo - si troveranno a dover accettare compensi da 6-7 euro all'ora. Ecco perché è necessario reintrodurre una tariffa minima di riferimento che tenga conto della dignità del professionista».
Il tema dei giovani è molto sentito anche dagli assistenti sociali: «Lavorare ha un costo - spiega Gianmario Gazzi, presidente Consiglio nazionale Cnoas -: basti pensare all'obbligo di assicurazione e di formazione continua. Se a questo aggiungiamo l'assenza di un tetto minimo per i compensi rischiamo di arrivare a situazioni che purtroppo si sono già verificate, come il caso di un bando a titolo gratuito emanato da un ente pubblico, o come il caso di assistenti sociali pagati con i voucher nel settore privato». A Gazzi piacciono i film: raccontando come sono messi oggi gli assistenti sociali cita Blade Runner («Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi»), ma anche i fratelli Cohen, dicendo che l'Italia «è un paese per vecchi».
Mentre Walter Anedda, presidente della Cassa nazionale di previdenza dei commercialisti, plaude «al risultato degli avvocati nella speranza che questo non rappresenti un unicum nel panorama professionale», Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni è infastidito dalla corsia preferenziale degli avvocati: «L'equo compenso è un tema che andava affrontato per tutti», sottolinea. Secondo Stella, però, i parametri minimi possono essere utilizzati solo nei casi in cui il committente sia la pubblica amministrazione. «Con l'entrata in vigore del Ddl concorrenza - spiega infatti - è scattato l'obbligo di offrire il preventivo e quindi nei rapporti con i privati potrebbe non avere senso applicare l'equo compenso». Invece, secondo Stella, è urgente dopo l'estate chiedere l'equo compenso nei rapporti con la Pa per evitare che quest'ultima, in una posizione dominante, "schiacci" i professionisti imponendo prezzi troppo bassi.
Secondo Massimo Crusi, coordinatore del dipartimento riforme e politiche per la professione del Consiglio nazionale degli architetti, l'abolizione delle tariffe ha fallito: «Si credeva che il mercato si sarebbe autoregolamentato - spiega - ma così non è stato. Adesso è urgente introdurre l'equo compenso: non è un capriccio delle categorie ma un'esigenza della società».

* * *

La motivazione
Il disegno di legge sull'equo compenso degli avvocati è stato presentato per porre rimedio ad alcune situazioni di «squilibrio» nei rapporti contrattali tra professionisti legali e «clienti cosiddetti forti», che la relazione illustrativa al provvedimento individua nelle imprese bancarie, assicurative e nelle imprese diverse dalle Pmi. Secondo quanto messo nero su bianco nella relazione, infatti, in questi contratti si può verificare la presenza di «una o più clausole di natura vessatoria che determinano un significativo squilibrio contrattuale tra le parti in favore del cliente e, in aggiunta, per un compenso non equo corrisposto al professionista».
L'equo compenso
Per riequilibrare la posizione contrattuale degli avvocati nei confronti dei soggetti economicamente forti viene introdotta una «articolata disciplina» diretta a impedire condotte di abuso contrattuale. Per raggiungere questo obiettivo, però, non viene reintrodotto un sistema tariffario. Secondo la relazione illustrativa l'equo compenso deve evitare condotte di abuso dei soggetti forti e allo stesso tempo deve evitare che l'elevato numero di avvocati possa tradursi nell'offerta di prestazioni professionali al ribasso, con il rischio di un peggioramento della qualità delle prestazioni.
Le clausole
Tra le clausole che il disegno di legge considera vessatorie c'è la riserva al cliente della facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto; l'attribuzione al cliente della facoltà di rifiutare la stipulazione in forma scritta degli elementi essenziali del contratto; la facoltà per il cliente di pretendere prestazioni aggiuntive che l'avvocato deve prestare a titolo esclusivamente gratuito; l'anticipazione delle spese della controversia a carico dell'avvocato. Ma c'è spazio anche per la previsione di clausole che impongono all'avvocato la rinuncia al rimborso delle spese e per la previsione di termini di pagamento superiori ai sessanta giorni.
La nullità
Lo strumento messo in campo dal disegno di legge è rappresentato da una nullità parziale a protezione unicamente di una delle parti contraenti, l'avvocato. A stabilirla sarà l'autorità giudiziaria che però potrà stralciare la sola clausola sospetta dal contratto, lasciandone sopravvivere il resto. Di più. Il giudice sarà chiamato non solo a un intervento in negativo riconoscendo il carattere penalizzante della clausole, ma dovrà anche modificare il contratto determinando lui un compenso ritenuto equo. In questa definzione di un importo alternativo avrà come guida i parametri forensi.

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